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1969 – John Wheeler e il termine “buco nero”
Il termine “buco nero” (dall’inglese “black hole”) è stato introdotto molto di recente. Venne infatti coniato soltanto nel 1969 dal fisico americano John Wheeler come descrizione grafica di un’idea risalente a due secoli prima.

1783 – la prima ipotesi
La prima ipotesi a riguardo risale al 1783, quando un professore di Cambridge, John Michell, pubblicò un saggio nelle “Philosophical Transactions of the Royal Society of London”. Nel saggio, il fisico mostrava per la prima volta come alcuni corpi celesti – qui chiamati “frozen stars” o ”dark stars” – potessero avere massa e densità tanto elevate da generare un campo gravitazionale così forte da non consentire neppure alla luce di sfuggirvi.

Michell sottolineò inoltre che, pur non potendo vedere direttamente questi corpi – proprio perché la loro luce non sarebbe riuscita mai a raggiungerci –, sarebbe stato possibile osservarli indirettamente percependo i loro stessi effetti gravitazionali. Simili oggetti si sarebbero presentati quindi come degli spazi vuoti, neri, nell’universo (da qui la denominazione di Wheeler).
Poco tempo dopo giungeva ad un’ipotesi simile anche un matematico, astronomo e fisico francese, il marchese Pierre Simon Laplace. È interessante notare, tuttavia, che egli abbia inserito le sue osservazioni solamente nella prima edizione del suo “Traité de mécanique céleste” (Esposizione del sistema del mondo), e non nella seconda. Non è inverosimile, dunque, che Laplace abbia riconsiderato la sua stessa idea come assurda. E in effetti, all’interno del paradigma newtoniano, non sarebbe stato coerente affermare che la luce potesse essere influenzata dalla gravità come un corpo dotato di massa.

1915 – la svolta di Einstein
La svolta si ebbe molto più tardi, nel 1915, quando il noto fisico tedesco Albert Einstein propose una generalizzazione della sua già pubblicata teoria della Relatività ristretta (1905): la Relatività generale. In poco più di un decennio Einstein sconvolse il mondo, fino ad allora ancora legato alle teorie di Newton, diventando padre della moderna fisica.
1979 – la prima simulazione di un buco nero
La prima simulazione computerizzata di un buco nero – che è anche l’immagine copertina di questo articolo – venne ottenuta nel 1979 da Jean-Pierre Luminet, oggi direttore del gruppo di ricerca francese del CNRS. Esattamente quarant’anni dopo, nel 2019, gli scienziati del progetto Event Horizon Telescope (EHT) riuscirono a scattare la prima “fotografia” di un buco nero. Si trova al centro della galassia Messier 87, non distante dall’ammasso della Vergine (vedi Progetto EHT: la foto del secolo).


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La teoria del tutto. Origine e destino dell’universo. Stephen Hawking, Bur Rizzoli, gennaio 2015