In questo articolo si tenterà di mostrare come il pensiero di Nietzsche abbia almeno in parte anticipato (o intuìto) la descrizione del mondo sistematizzata dalla teoria dei quanti. In particolare si illustrerà, con tutto ciò che ne deriva, la scoperta del caso come mattone fondamentale del reale, dapprima nella visione nietzscheana, poi nel principio di indeterminazione di Heisenberg. La matassa si dipanerà a partire dalle parole del filosofo prussiano, ovvero attraverso diverse citazioni tratte da alcune delle sue maggiori opere [1].
Il regno del caso: getti di dadi e volontà di potenza
Come si legge chiaramente nell’aforisma 130, Fini? Volontà? di Aurora, Nietzsche rigetta il rigido determinismo tradizionale e suggerisce, al contrario, che questo sia una mera approssimazione, un accidente o addirittura un abbaglio di noi “nani accorti”, all’interno di una realtà dominata, invece, dai “giganti stupidi” del caso. E ne discende direttamente che nemmeno le più quotidiane volizioni umane siano da far derivare alla coscienza – che altro non è che un’illusione metafisica -, ma che siano invece anch’esse degli accidenti, getti di dadi del sé che vuole, secondo il flusso magmatico della volontà di potenza, alla quale non si deve rendere conto del come né tanto meno del perché.
Fini? Volontà? Ci siamo abituati a credere a due regni, al regno dei fini e della volontà, e al regno dei casi; in quest’ultimo ci sono accadimenti assurdi, qui le cose vanno, ristanno e cadono senza che nessuno possa dire: perché? a che scopo? […] Dovranno allora capitare getti di dadi, che assomiglino perfettamente al finalismo e alla razionalità di ogni grado. Forse i nostri atti volontari, i nostri scopi, non sono null’altro appunto che tali getti di dadi – e noi siamo soltanto troppo limitati e troppo vanitosi per renderci conto della nostra estrema limitatezza. Forse! […]
A livello fondamentale, sembra dire il filosofo, non si ritrovano cause ed effetti univoci, e cioè una rete causale lineare e chiara, ma solo fluttuazioni casuali, eventi disconnessi, intermittenze: getti di dadi, appunto. Il determinismo – evidentemente finalistico – su cui la “gaia scienza” si fonda ha esso stesso fondamento metafisico, poiché “è pur sempre una fede metafisica quella su cui riposa la nostra fede nella scienza” [2]. Nel discorso zarathustrano de I sette sigilli (ovvero: il canto “sì e amen”) si legge:
[…]La terra è un tavolo divino, fremente per nuove parole creatrici e per divini lanci di dadi. […]
L’intera realtà, intuisce Nietzsche, risulta permeata da una potenza creatrice fondamentale, un flusso di indeterminazione e instabilità, casuale nelle sue infinite vie. Se da un lato le “nuove parole creatrici” potrebbero rappresentare una provocazione (le “vecchie parole creatrici”, secondo questa interpretazione, sarebbero quelle di Dio, che però “è morto”), dall’altro il filosofo vuole sicuramente intendere che ogni istante è sconnesso da quello precedente; che esiste e ha senso di per sé, senza derivare necessariamente da cause passate: è un momento “creativo” in cui la volontà di potenza, espressa come getti di dadi, si manifesta nella sua energia vitale travolgente, instabile, contraddittoria, casuale, “senza che nessuno possa dire: perché? a che scopo?”

Dio gioca a dadi: lasciamo i dadi fare Dio
Il lettore accorto si sarà dunque già immaginato, arrivato a questo punto, quale potrà essere il punto di contatto tra l’universo Nietzsche e quello della meccanica quantistica. Tuttavia, è bene portare avanti una trattazione per il momento ancora separata tra i due macrocosmi. Ci accingiamo dunque ad approfondire e sviscerare uno dei cardini della fisica dei quanti [3]: il principio di indeterminazione. Il giovane Heisenberg, nel 1927, scrive:
Nell’ambito della realtà le cui condizioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono quindi a una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l’accadere […] è piuttosto rimesso al gioco del caso. [4]
Il comportamento delle particelle elementari non è deterministico, ma statistico o probabilistico. Ciò risulta evidente a livello sperimentale. Alle scale macroscopiche, di un oggetto in moto possiamo percepire contemporaneamente sia posizione istantanea che velocità. Questo è certamente importante, perché percependole entrambe – posizione e velocità – noi abbiamo la percezione del moto e, quindi, della continuità del tempo. Alle nostre scale, possiamo seguire la traiettoria di un oggetto con una precisione tale da rendere prevedibile il comportamento futuro dello stesso.
Per questa ragione, sappiamo che i fenomeni macroscopici della fisica non hanno nulla di “creativo”, ma sono tutti di natura deterministica: a determinate condizioni iniziali, seguono necessariamente e univocamente delle conclusioni finali; agli stessi input, seguono identici output; il presente discende univocamente dal passato; il futuro univocamente dal presente; e così via.

Alle scale microscopiche, invece, come si è accennato poc’anzi, non è possibile misurare con assoluta precisione sia la velocità di una particella, sia la sua posizione (né la sua energia in un preciso istante): o si sceglie di conoscere la prima ignorando completamente la seconda, o di conoscere la seconda ignorando la prima, o ancora, ci si può “accontentare” di due valori approssimativi, purché il prodotto delle loro incertezze sia costante e maggiore della costante di Planck ridotta (ℏ) dimezzata.
\Large \triangle x\cdot\triangle p_{x}\geq\frac{\hbar}{2}Queste condizioni, che trovano sistemazione teorica nel principio di indeterminazione di Heisenberg sopra riportato, ci impediscono anche solo di pensare che una particella elementare abbia una traiettoria definita. Considerando la sua posizione a diversi istanti di tempo e riportandola su un grafico, quello che otterremo sarà piuttosto una regione dello spazio punteggiata e indefinita, in cui, a seconda della concentrazione di punti, si potrà determinare la probabilità che la particella si manifesti in un luogo piuttosto che in un altro, ma senza mai averne la certezza.


A livello quantistico, su scale atomiche, subatomiche e minori, i fenomeni non sono prevedibili poiché le particelle stesse hanno un comportamento casuale. Le particelle elementari sono come “libere”: nessuno può ordinare loro cosa fare o in che direzione andare, le loro scelte non sono prevedibili, né predeterminabili. Il fenomeno quantistico è un fenomeno creativo. Lì nasce una decisione, dal nulla [5].
È la causa non causata, i getti di dadi che non dipendono dal passato ma che determinano il decorso deterministico degli eventi futuri su scale macroscopiche; è il motore immobile “che move il sole e l’altre stelle”: gli oggetti macroscopici non possono dirsi “liberi” fin tanto che dipendono da fenomeni quantistici a livello microscopico.
Nietzsche e i quanti: vita e frecce radiali
L’analogia tra il flusso vitale della volontà di potenza nietzscheana, casuale nel suo divenire, intrinsecamente instabile e contraddittorio, e l’indeterminazione quantistica, nonché la “libertà” delle particelle elementari a livello microscopico, risulta adesso chiara. I getti di dadi sul “tavolo divino” della terra, che Nietzsche aveva come profetizzato, sono le particelle elementari, casuali nel loro comportamento indeterministico, imprevedibili e “libere”, ovvero slegate dal passato e in grado di prendere decisioni dal nulla, “senza che nessuno possa dire: perché? a che scopo?” Potremo allora descrivere come delle “frecce radiali”, che dal mondo macroscopico, dove il determinismo risulta verificato, ancora descritto dalla fisica classica, puntino al mondo microscopico delle particelle quantistiche, secondo un grado di “libertà” crescente (e “rigidità” decrescente, se si vuole).

Gli astri e i corpi celesti (“il sole e l’altre stelle”), ad esempio, seguono le leggi di Einstein della relatività generale (si veda Introduzione alla Relatività generale); in casi semplificati, i loro moti sono ancora ben descritti dalle leggi di Newton. Si potrebbe dire, contrariamente alle particelle dell’infinitamente piccolo, che gli oggetti macroscopici non siano “liberi”, ma “schiavi” della libertà di qualcosa di più fondamentale.
Ci si potrebbe chiedere: e il fenomeno della vita? come collocare la vita in questo schema, tra l’anarchia dell’infinitamente piccolo e la rigidità deterministica dell’infinitamente grande? Come ridefinire la vita, fulcro del pensiero nietzscheano, in vista dell’indeterminazione quantistica? La risposta non può ancora dirsi definitiva, ma la via che verrà perseguita prossimamente sarà quella indicata all’interno dell’articolo indicato alla nota [6], il quale recita da subito: “We define life as the amplification of quantum uncertainty up to macroscopic scales” (trad. “Definiamo la vita come amplificazione dell’indeterminazione quantistica su scale macroscopiche”).
Note
[1] Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno, F. Nietzsche, Adelphi, Piccola Biblioteca Adelphi, 1883-1885 (1976);
Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali, F. Nietzsche, Adelphi, Piccola Biblioteca Adelphi, 1879-1881 (1978);
Frammenti postumi 1888-1889, F. Nietzsche, Adelphi (1974).
[2] La gaia scienza e idilli di Messina, aforisma 344, libro quinto “Noi senza paura”, F. Nietzsche, Adelphi, Piccola Biblioteca Adelphi, 1882-1887 (1977).
[3] Introduzione alla teoria dei quanti e possibili interpretazioni in Helgoland, C. Rovelli, Adelphi, Piccola Biblioteca Adelphi, 2020. Si veda la recensione: Helgoland: alla scoperta dei quanti con Carlo Rovelli.
[4] Citazione recapitata ne Il principio di indeterminazione, E. Boncinelli, il Mulino, 2020.
[5] Dalla fisica alla vita. Viaggio nell’infinitamente piccolo e ritorno, D. Anselmi, 2019.
[6] Let the dice play God, D. Anselmi, Dipartimento di Fisica “Enrico Fermi”, Università di Pisa and INFN, Sezione di Pisa.
Caro Samuel, veramente bella la sintesi che hai tracciato
Non mollare
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Grazie mille
Un abbraccio
Lo farò, la ringrazio molto per il sostegno.
Ho trovato questo articolo perché stavo leggendo “I sette sigilli” e notando il fatto che Nietzsche parlava di “giocare a dadi con gli dei” mi è subito venuta in mente la celebre frase di Einstein, e così sono arrivato qua.
Complimenti per l’ottimo spunto di riflessione.
Grazie per il sostegno.
Se è interessato all’argomento, Le consiglierò un altro articolo: https://fisicaora.it/il-caso-e-la-vita-2/
Buona giornata!