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Helgoland: alla scoperta dei quanti con Carlo Rovelli

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La fisica quantistica è la teoria di maggior successo della scienza. Tuttavia, ancora oggi, questa riempie chiunque vi si approcci di stupore, confusione, incredulità. In Helgoland, il noto fisico teorico Carlo Rovelli affronta di petto il problema della quantistica e delle sue implicazioni, andando al nocciolo della questione con la solita chiarezza comunicativa che lo distingue.

Quanti: nuova visione del mondo

La teoria dei quanti, forse la più grande rivoluzione scientifica di tutti i tempi, ebbe principio su una piccola isola del Mar del Nord, Helgoland, nel giugno del 1925. Qui, un giovane fisico di nome Heisenberg gettò le basi concettuali e strutturali della fisica quantistica, concependo un’idea che, pur riscontrando un’incredibile fortuna in termini di applicazione tecnologica, confuse, spaventò ed inquietò il mondo della scienza.

Fu così che un giovane tedesco fece capitolare definitivamente il paradigma newtoniano, partorendo quella che a tutti gli effetti si dimostrò essere una nuova visione del mondo, non più di carattere deterministico, ma fatta di indeterminazione, onde di probabilità e relazioni tra oggetti. Heisenberg sollevò nuovamente quel velo di Maya che sembrava ormai caduto da decenni: quello tra noi e la Verità. Oltre quel velo, l’abisso.

Werner Heisenberg

Helgoland: idee radicali e ribellione giovanile

Rovelli avvisa: la meccanica quantistica, l’abisso in cui proviamo ad addentrarci, prevede l’abbandono di ogni certezza. È un tuffo vertiginoso nell’oscurità, spericolato, un’esperienza quasi psichedelica, caleidoscopica, che può essere vissuta solo da coloro che sono pronti a superare ogni preconcetto, disobbedendo ad ogni tipo di dogmatismo.

“Helgoland” è anche una celebrazione della ribellione giovanile e della rivoluzione intellettuale. Il pensiero dei vari Heisenberg, Jordan, Dirac e Pauli, tutti ventenni, incarna il pensiero scientifico stesso, che è visionario e disobbediente.

Jordan
Dirac
Pauli

Un giudizio su Helgoland

Helgoland è il compromesso perfetto fra l’esigenza di una democrazia divulgativa e la rinuncia alla semplificazione. Rovelli vi dimostra infatti, ancora una volta, di saper comunicare la complessità della fisica moderna – in questo caso, la quantistica – senza dover cadere nel bisogno di semplificare (e banalizzare) concetti altrimenti inarrivabili ai più.

Carlo Rovelli

La radicalità delle idee raccontate è colta attraverso un intreccio tra spunti personali dell’autore, dati storici significativi e la contemplazione della teoria stessa, e nei suoi aspetti più superficiali (se tali si possono definire i suoi contenuti, prettamente matematici), e nelle sue varie interpretazioni, fisiche e filosofiche.

Rovelli è puntuale non solo nel descrivere la teoria e le sue interpretazioni più stravaganti (seppure ciò basterebbe sicuramente alla stesura di un libro di divulgazione di livello), ma anche nella analisi della sua genesi: l’influenza del pensiero einsteiniano sui giovani Heisenberg e Pauli; la filosofia “antimetafisica” di Mach, che a sua volta ispirò la genialità di Einstein; l’irriverenza dei giovani protagonisti della più grande rivoluzione scientifica di tutti i tempi, il cui pensiero ispira ancora oggi l’esigenza, che in fondo è la linfa vitale del metodo scientifico, di lottare contro ogni forma di dogmatismo.

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