Il clima: un sistema complesso
La Terra è un sistema complesso, così come sono complessi la descrizione accurata del suo clima e l’inquadramento del fenomeno dell’emergenza climatica.
Al fine di ridurre questa complessità, il rapporto sul Clima (riportato in fondo alla pagina, anche completo come PDF), realizzato dalla WMO (Organizzazione mondiale del Clima), considera, per poter descrivere in maniera accurata il cambiamento climatico, sette indicatori. Questi sono:
A seguire, una descrizione accompagnata da alcuni dati (verificati) per ciascuno dei sette parametri appena elencati.
1. Gas serra
Uno dei principali fattori “climalteranti” è senza dubbio la crescente concentrazione dei cosiddetti gas serra nell’atmosfera. Ci si riferisce soprattutto all’anidride carbonica (CO2), al metano (CH4) e al protossido d’azoto (N2O). Nonostante la battuta d’arresto del primo 2020 (dovuta alla pandemia e ai numerosi lockdown nazionali obbligati), i dati mostrano come, nel 2021, le emissioni abbiano continuato ad aumentare.
Sembra che l’anidride carbonica, rispetto ai livelli preindustriali (1850-1900) sia aumentata del 150%, il metano del 262% e il protossido d’azoto del 123%.
Una delle dirette conseguenze della sempre più elevata concentrazione di composti chimici climalteranti nell’atmosfera è la “rottura” dello strato di ozono (O3) in corrispondenza della regione Antartica. L’ozonosfera è quella parte dell’atmosfera terrestre che ci protegge dai raggi ultravioletti dannosi.
Il “buco dell’ozono” del 2021 è stato più grande e più profondo del 70% dei buchi dell’ozono dal 1979, raggiungendo un’area massima di 24,8 milioni di km2.
2. Temperatura superficiale
Con l’aumento delle concentrazioni di gas serra, aumenta anche la temperatura superficiale media globale (GMST). La GMST è misurata utilizzando una combinazione di temperature: quella dell’aria sulla terraferma e quella della superficie del mare nelle aree oceaniche. Nel 2021, la GMST era più calda di 1,11 ± 0,13 °C rispetto al periodo di riferimento preindustriale (1850-1900).
In realtà, Il 2021 è stato più fresco degli ultimi anni, ma ciò è dovuto solamente alle condizioni di periodico raffreddamento de La Niña. Infatti, gli ultimi 7 anni sono stati comunque i più caldi mai registrati.
Le modificazioni in atto nell’atmosfera portano inoltre ad una grande variabilità (maggiore rispetto a quella della GMST) anche in termini di precipitazioni.
3. Contenuto di calore negli oceani
Circa il 90% dell’energia in eccesso che si accumula nel sistema terrestre a causa dell’aumento delle concentrazioni di gas serra finisce nell’oceano.
Il contenuto di calore degli oceani (OHC) è una misura di questo accumulo di calore nel sistema terrestre. Viene misurato a varie profondità oceaniche, fino a 2000 metri di profondità.
Tutte le serie di dati concordano sul fatto che i tassi di riscaldamento degli oceani mostrano un aumento particolarmente forte negli ultimi due decenni.

Perché il riscaldamento degli oceani è una questione importante?
- Sbiancamento dei coralli. I coralli sono estremamente sensibili alle variazioni di temperatura. La loro salute è fondamentale perché creano interi ecosistemi, sono fonte di cibo per milioni di persone, proteggono le coste dalle tempeste e dall’erosione.

- Cicloni. L’oceano Atlantico settentrionale ha visto 21 nuovi cicloni tropicali, molto più della media stagionale calcolata nel periodo 1981–2010 (14).
- Ondate di calore marine (MHW). Complessivamente, il 57% della superficie oceanica ne ha registrata almeno una nel corso del 2021.
4. Aumento del livello del mare.
Nel 2021, il livello medio globale del mare ha raggiunto un nuovo record. Il livello del mare non aumenta in modo uniforme ovunque: i modelli regionali di variazione del livello del mare sono dominati dalle variazioni locali del contenuto di calore e della salinità degli oceani. La causa è duplice: lo scioglimento delle calotte glaciali e la dilatazione termica delle acque, data dall’aumento del contenuto di calore.
Crediti: Biochimicando
5. L’acidificazione degli oceani.
L’oceano assorbe circa il 23% delle emissioni annue di CO2 di origine antropica nell’atmosfera, contribuendo ad alleviare gli impatti del cambiamento climatico, ma con un elevato costo ecologico per l’oceano.
La CO2, infatti, reagisce con l’acqua di mare producendo acido carbonico, altamente instabile, il quale tende a dissociarsi in uno ione carbonato e in uno ione idrogeno H+. La concentrazione di quest’ultimo fa diminuire il pH degli oceani, ovvero ne aumenta l’acidità.

Quando il pH dell’oceano diminuisce, cioè aumenta l’acidità, diminuisce anche la sua capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera.

6. Estensione delle calotte glaciali
L’estensione del ghiaccio marino misura le aree coperte da una concentrazione di ghiaccio superiore al 15%. È un utile indicatore dei cambiamenti del clima, soprattutto per la rapidità con cui si verificano nell’Artico e per le ripercussioni che può avere la sua copertura.
7. Variazione di massa delle calotte e dei ghiacciai
I ghiacciai, comprese le calotte glaciali, sono distribuiti in tutto il pianeta, con concentrazioni nelle alte catene montuose dell’Asia e delle Americhe. In quanto fornitori di servizi ecosistemici e di acqua dolce per milioni di persone in tutto il mondo, la perdita dei ghiacciai ha un impatto significativo e diretto sul clima globale e sullo sviluppo sostenibile.
Ghiacciaio Stein (Svizzera) nel 2006 nel 2015 (da James Balog)
Sulla base dei dati provenienti da 32 ghiacciai di riferimento in tutto il mondo, nel 2021 i ghiacciai hanno perso meno massa rispetto agli ultimi anni. Tuttavia, vi è una chiara tendenza all’accelerazione della perdita di massa su scale temporali decennali.

Da notare
I dati citati in questo articolo provengono in larga parte dal rapporto sul Clima del 2021 (State of the Global Climate 2021 – rapporto completo (PDF): qui) realizzato dall’ Organizzazione mondiale del Clima (WMO). Si consideri che, in molti casi, i dati non sono quelli aggiornati al 2021, bensì proiezioni e stime sviluppate a partire dai dati dell’anno precedente, il 2020. I dati dei primi mesi del 2022, tuttavia, suggeriscono un andamento (purtroppo) in linea con quelli degli anni precedenti.

