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La simultaneità di Einstein

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In questo articolo ci occuperemo di definire il concetto di simultaneità di due eventi alla luce della Relatività ristretta di Einstein e dei suoi postulati di partenza.

Cosa vuol dire “simultaneità”?

In primo luogo, potremmo dire che si ha simultaneità quando due eventi accadono nello stesso momento. Ad esempio, immaginiamo che due petardi A e B scoppino contemporaneamente. Allora potremmo dire che i due eventi sono simultanei. Ma pensandoci meglio: come fa un osservatore a dire che i due petardi sono scoppiati nello stesso momento? La risposta è che lo può dire se li sente nello stesso momento. Per l’osservatore, gli eventi sono simultanei se i due suoni raggiungono il suo orecchio nello stesso istante.

Ora immaginiamo che l’osservatore sia bendato e che i due petardi (A e B) non siano più equidistanti, bensì a distanze diverse. Essendo la velocità del suono finita (circa 340 metri al secondo), facendo scoppiare i due petardi nello stesso momento l’osservatore non percepirà più i due scoppi come contemporanei. L’osservatore O li percepirà come uno successivo all’altro, in quanto un suono raggiungerà il suo orecchio in anticipo rispetto all’altro. I due eventi non possono, quindi, dirsi simultanei a priori, ma lo possono essere solo in modo relativo allo stato dell’osservatore.

La luce di due eventi

Nella Relatività speciale di Einstein (1905) non si parla di onde sonore, bensì di luce. Nonostante la luce, in accordo con l’elettromagnetismo di Maxwell, abbia una velocità elevatissima (300 mila chilometri al secondo), tale velocità è finita, proprio come la velocità del suono. Vale perciò lo stesso discorso fatto in precedenza: due eventi (come l’accensione di due lampadine, A e B) sono simultanei se l’osservatore, rispetto alla sua posizione, vede la loro luce raggiungere i suoi occhi nello stesso istante.

Esempio di simultaneità relativa

Giudizio di simultaneità relativa

Si tratta di una simultaneità non più assoluta, ma relativa. Due eventi simultanei per un osservatore O possono non esserlo per un osservatore O’, che non è equidistante da essi e che quindi può riceverne la luce, il suono o, più in generale delle informazioni, in istanti diversi l’uno dall’altro.


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